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Sunday Best

Ascoltando musica mi è tornata in mente una frase detta, parecchi anni fa or-sono, da un caro amico, a cui non mi stancherò mai di ripetere “non cambiare mai”.  Un altro di quegli ingegneri atipici che, come me, vive la vita leggero cercando di prenderla poco sul serio. Una missione solo apparentemente facile.

Tornando alla famosa frase e al discorso che facemmo durante un pranzo domenicale, all’osservazione “domani è Lunedì e si torna a lavorare” rispose ridendo “Ecco, questo non è un mio problema. Non avendo un lavoro per me ogni giorno è come fosse una Domenica”. 

Ora mi chiedo cosa farei io se ogni giorno fosse una Domenica. Se potessi vivere come se veramente lo fosse. E voi? Sentirsi liberi di essere e fare ciò che ci rende felici per davvero. Svolgere la nostra missione, il nostro lavoro, portando il nostro messaggio, in piena libertà. Senza condizionamenti. Ci vuole coraggio a buttare il cuore oltre all’ostacolo, lo sappiamo tutti, ma non sarebbe fantastico? 

Alle ore 10:10, tanto per tornare alle sane vecchie abitudini ed eventi straordinari come quello di vedere le ore “doppie”, sempre ascoltando musica, scrissi questo appunto: “No words. Silence. I just let the music speak.” Pensai a quanto sia bello. L’arte, la musica, i talenti creativi potrebbero davvero salvare il mondo. Già, lo so, un po’ folle e molto pretenzioso ma ci voglio credere, forte anche di quanto ho visto succedere in questo periodo unico che stiamo vivendo tutti.

Avete sentito la canzone Times like these cantata da “all stars” statunitensi? Avete visto il video? Stupendo. Mentre negli USA facevano questo, in Italia i nostri grandi nomi della canzone si sono uniti e hanno fatto rivivere “ma il cielo è sempre più blu”.  Possibile che si siano uniti tutti a diffondere lo stesso messaggio? Non siamo forse tutti interconnessi e interdipendenti? Cosa posso fare io per contribuire? …Non ho risposte ma solo domande.

So solo che “all you have to do is leave it better than you found it”. Un bel motto da seguire e applicare nella vita direi.

Con questo concludo augurando una buona domenica..a vostra scelta ?…a tutti

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L’eredità

Storie di Famiglia
Decoupage, interno del baule restaurato nel 2009
(il baule trasportava la dote dei miei avi)

Mi verrebbe da dire “galeotto fu il libro e chi lo scrisse” ma non sarebbe sufficiente.

Grazie Sergio Marchionne. Grazie, non solo a chi ha sapientemente raccolto e condiviso le sue parole, ma anche a colui che fece il gesto di regalarmi il libro. Il Presidente della società di ingegneria per cui attualmente lavoro, un altro bel esempio da seguire nella vita. Me lo inviò, ormai nel lontano 2012, con un semplice “buna lettura”.

Da allora tengo questo vademecum e in maniera utile direi. Ogni giorno lo apro, una pagina a caso, rileggo attentamente le parole scritte e cerco di applicarle alla vita quotidiana.

Oggi il capitolo Heritage, che vi riporto per intero:

Meeting per l’amicizia tra i popoli, Rimini, 26 agosto 2010

Non penso che ci siano età più facili di altre. In ogni epoca, milioni di persone si trovano a fare i conti con quello che è stato lasciato dal passato.
E’ la storia della vita, quando capita di venire in possesso di un’eredità enorme. Non hai fatto nulla per averla. A quel punto, puoi scegliere cosa fare per chi domani dovrà raccogliere la tua eredità.
Voi avete la grande occasione di mettere quello che siete, i vostri sogni e le vostre qualità in questo progetto, per creare un domani esattamente come lo volete.

Per me questo è un invito a fare un ulteriore passo verso il raggiungimento di quel unico desiderabile futuro possibile. E’ arrivato il momento di restituire, e troverò il modo, alla comunità che mi ha accolto, a partire dal Trentino, l’investimento ricevuto.

Sembrerà strano che parli di accoglienza in un contesto come quello del Trentino, dove ancora oggi, seppur in misura contenuta, viene considerato “foresto” anche colui che proviene dal paesino limitrofo. Ma credetemi, è tutt’altro.

Si, ammetto, qui ci mettiamo un periodo medio lungo, e parlo anche di anni di osservazione, prima di decidere di dare fiducia. Ma quando questo avviene, si apre un mondo meraviglioso.

Non è facile. Molti rinunciano e scelgono di andare altrove. Altri rimangono forti solo dei propri diritti. Ma se di diritti vivremo, di diritti moriremo. Io rimasi qui perché all’epoca ci vidi qualcosa e col senno di poi direi che ho fatto bene…molto bene. Ricordiamoci i nostri doveri e assumiamoci la responsabilità delle nostre azioni. L’unico modo per vivere quel sogno…quel futuro che c’è.

Grazie Sergio Marchionne

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Art Essere artista Miscellaneous

Il magico potere del ri…

Restauro Vetrina 2009
prima e dopo

…del ri-ordino, ri-uso, ri-ciclo, ri-sanamento, ri-strutturazione….del ri-torno alla vita ri-scoprendo l’amore.

Nel mio percorso di crescita, di studio, mi appassionai all’architettura e soprattutto al recupero, restauro e risanamento conservativo. Mi incuriosii il concetto del recupero romantico. J. Ruskin si interrogò sulle ragioni prime del restauro e della conservazione, che troppo spesso il tecnicismo tende a dimenticare. In quell’epoca, parliamo dell’800, il disprezzo del presente, incarnava la rinuncia dell’uomo romantico all’azione. La vita è intesa come contemplazione del passato e del presente. I valori poetici ed estetici sono sentiti come superiori a quelli pratici ed economici.

J. Ruskin

…per un popolo è un cattivo segno quando le sue cose sono costruite per durare una sola generazione…

Il recupero romantico interpreta la bellezza come caratteristica dell’opera nel suo stato di perfezione, derivata dalla capacità umana di imitare la natura, e la sublimità come impronta del tempo sull’opera, che fornisce quindi alla bellezza un valore aggiunto. Il monumento in rovina è dunque sublime. Piuttosto curioso, no?

J. Ruskin

la falsificazione storicistica è peggio della distruzione

Credo di essere d’accordo con questa visione delle cose. Ebbi modo di sperimentarlo restaurando, a modo mio naturalmente, diversi mobili. Come la vetrina nella foto. Perfetto hobby estivo a cui dedicarsi in campagna nella casa dei nonni. Le rimesse, è noto, spesso nascondono dei veri e propri gioielli. Ci vidi qualcosa in quella vecchia vetrinetta e decisi di farla rivivere. Nonostante l’incentivo della nonna, che suonava più o meno così: “l’è vecio…bon solo per il foc”. Donna pratica la nonna.

Incurante del “l’incentivo” mi misi all’opera. La portai fuori dalla rimessa (mi chiedo ancora il perché si chiamasse “ambar”), pulii, smontai, carteggiai… Vedendomi, la nonna si sedette accanto a me e, senza che le chiedessi nulla, iniziò a raccontare i ricordi legati a quel mobile. Beh, ora so anche che ha dovuto vendere ben quattro mucche per comprarlo. Ci teneva allora! Ne fui felice. Non perché ebbi ragione ad insistere ma perché stavo rivivendo le emozioni della nonna e le stavo riportando ad una nuova vita.

Ci misi due giorni per completarlo. Lo dipinsi e lasciai fuori la notte ad asciugare. Piovve. Si rovinarono le due ante inferiori. L’acqua le fece imbarcare e io non potei più fare nulla visto che dovetti ripartire. Piansi. Mio padre, a cui raccontai tutto, aggiustò le ante. Finii ciò che avevo iniziato io. In famiglia dimostriamo l’amore così…facendo.

Con questo non voglio dire che sto dando valore alle cose. La vetrinetta potrebbe anche finire distrutta ma quel valore esperienziale resterà con me. Concludo con questo toccante passo del libro di Ruskin:

tratto dal libro “Le sette lampade dell’architettura”, pubblicato nel 1849:

“Vigilate su un vecchio edificio con attenzione premurosa; proteggetelo meglio che potete e ad ogni costo, da ogni accenno di deterioramento. Contate quelle pietre come contereste le gemme di una corona; mettetegli attorno dei sorveglianti come se si trattasse delle porte di una città assediata; dove la struttura muraria mostra delle smagliature, tenetela compatta usando il ferro; e dove essa cede puntellatela con travi, e non preoccupatevi per la bruttezza di interventi di sostegno: meglio avere una stampella che restare senza una gamba. E tutto questo, fatelo amorevolmente, con reverenza te continuità, e più di una generazione potrà ancora nascere e morire all’ombra di quell’edificio. Alla fine anch’esso dovrà vivere il suo giorno estremo; ma lasciamo che quel giorno venga apertamente e senza inganni, e non consentiamo che alcun sostituto falso e disonorevole privi degli uffici funebri della memoria.”
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Intervista con l’artista

Grazie RMT!

Ecco qui, per chi avesse e volesse dedicare del tempo all’ascolto, la registrazione dell’intevista avvenuta lo scorso 14 febbraio 2020.

Macropuntinismo e oltre